#gfvip Giulia De Lellis commuove l’italia intera, arriva il toccante racconto su Mimmi (Michol)…un pezzo del suo cuore, un angelo tornato troppo, troppo presto in cielo!

Giulia De Lellis commuove l’italia intera, arriva il toccante racconto su Mimmi (Michol)…un pezzo del suo cuore, un angelo tornato troppo, troppo presto in cielo! Proviamo ad impedire che possa accadere ancora!

Articolo a cura di Sherlock

giulia-e-mimmiPoche ore fa durante il live del Grande Fratello Vip la giovane influencer Giulia de Lellis ha raccontato agli inquilini della casa presenti, la storia di Mimmi.

Mimmi, come veniva affettuosamente chiamata la quindicenne Michol, era affetta da Fibrosi Cistica e da tempo lottava con il suo male, sempre con il sorriso in bocca; lei e Giulia era diventate grandi amiche.

Quando lei è prematuramente scomparsa Giulia si è sentita strappare un pezzo della sua anima, lei era entrata a far parte di un’organizzazione che aveva l’obiettivo di trovare una cura per questa malattia, era una volontaria e prestava la sua immagine per raccogliere fondi e Mimmi era come una sorella per lei.

Come saprete Mimmi non ce l’ha fatta, ha perso la sua battaglia ed è tornata prematuramente in cielo.

La battaglia di Giulia non è terminata con la scomparsa di un pezzo del suo cuore, una volta fuori avrà un obiettivo preciso, ovvero aiutare i bambini gravemente malati e cercare di fare un corso per praticare la clown terapia; il suo scopo è di farli sorridere e gioire, specialmente i più abbandonati.

La giovane ragazza ha dimostrato di avere una notevole sensibilità e generosità che ha colpito molto Daniele Bossari, che seguiva il discorso della De Lellis con attenzione e ammirazione.

Giulia ha poi affermato che in caso di vittoria donerebbe parte della vincita (se non tutta) all’associazione per la ricerca della Fibrosi cistica e qui il suo pensiero é andato a Mimmi, la sua piccola amica, volata in cielo il 12 agosto dopo una lunga lotta contro questa malattia e qui racconta un particolare per noi inedito…sebbene il suo corpo fosse stato martoriato dalla sua “infame” malattia, la piccola aveva deciso di donare i suoi occhi affinchè altri potessero tornare a vedere.

Glielo ha raccontato la madre di Michol, che non era al corrente della cosa, dopo il decesso della figlia ha ricevuto la richiesta, da parte dell’ospedale, di approvare l’ultima volontà di Mimmi (essendo minorenne serviva l’approvazione dei genitori), cioè donare i propri organi a chi ne avesse bisogno…

(qui sono passati 10 minuti, condivido con voi il fatto che non sono riuscita a rimanere impassibile nel raccontarvi quanto detto da Giulia, sono un essere umano, non un pezzo di ferro, non una giornalista professionista e credo di non aver mai scritto nulla di così vero come negli ultimi paragrafi… NGUEE )

Grazie a lei 4 persone sono tornate a vedere, l’ultimo desiderio di una bambina che aveva molto da insegnarci!

Giulia si era mossa molto per raccogliere  fondi per la ricerca sulla fibrosi cistica, il desiderio di aiutare il prossimo le è sempre stato a cuore, quindi le vanno i nostri sentiti complimenti, bisognerebbe seguire il suo esempio ed aiutare chi ne ha realmente bisogno, per donargli un po’ di felicità (la stessa che leggevamo negli occhi della piccola quando era con i suoi amici), a loro e a noi stessi.

Vi lascio con la descrizione che Mimmi dava di se stessa sul portale della ricerca per la fibrosi cistica.

“Mi chiamo Michol, compirò 16 anni a settembre, e ho bisogno di un paio di polmoni nuovi. La fibrosi cistica non è solo i volti di quelli che sembrano stare bene. C’è anche la tragedia.”

“Abito sul litorale romano, a Torvaianica. La strada divide il mare da casa mia. L’aria di mare mi aiuta a respirare. A gennaio 2015 ho dovuto iniziare a usare l’ossigeno. L’ho portato continuamente da subito. Speravo di toglierlo, ma poi mi hanno detto che avrei dovuto mettermi in lista di trapianto. Non mi ero ancora abituata all’idea, quando i medici mi hanno consigliato di lasciare la scuola. Ho continuato a passare da un pensiero all’altro per adattarmi alle situazioni. Ancora non ho trovato un centro trapianti che mi accetti, ma non mi do per vinta.”

“Non riesco più ad andare a scuola. Ho fatto fino alla terza media. Avevo iniziato il liceo artistico, ma a dicembre ho dovuto abbandonarlo. I miei amici mi sono sempre stati vicini. Sono molto disponibili. La fibrosi cistica mi ha tolto molto ma mi ha dato tanto. Mi ha fatto vivere emozioni belle e situazioni diverse rispetto ai miei coetanei. Sono maturata di più e più in fretta, anche se ho il corpo di una bambina di nove anni. In modo diverso faccio tutto e vivo divertendomi al massimo.”

“Non sono mai stata davvero bene, ma prima di diventare inseparabile dall’ossigeno ho fatto equitazione, nuoto, danza hip hop, classica e moderna, sci e tennis. Avevo pure iniziato un corso di canto e recitazione, prima di doverci rinunciare per via delle mie condizioni di salute. Ho tre cani: Clio, che ho trovato sulla strada; Mina, la bassottina, e Thor, il boxer. Rinchiudermi dentro casa non ce la faccio. Con la carrozzina vado dappertutto. Mi piace un sacco fare i regali e uscire con gli amici. Siamo in una quindicina in compagnia. Quando i ricoveri a Verona diventano lunghi mi mancano. La mia passione più grande comunque è il trucco. Guardando i video delle makeup artist su YouTube ho imparato.”

“Ho scelto di mettere la faccia a sostegno della ricerca per mostrare la gravità della fibrosi cistica, perché si vedono sempre ragazzi che stanno bene, ma la fibrosi cistica è così diversa da paziente a paziente. Ci sono ancora situazioni drammatiche e se le Paralimpiadi non le nascondono, non vedo perché non raccontarle tutte le storie. Moltissime persone mi seguono sui social. Di alcuni ragazzi non lo sanno nemmeno i parenti che sono malati. Si complimentano per il mio coraggio, mi chiedono consigli. È difficile dare delle risposte. Dico solo che forse nemmeno loro l’hanno accettata la malattia, se la nascondono, e che piano piano dovrebbero iniziare a raccontarla a chi vogliono bene.”

“La fibrosi cistica è una malattia rara ma d’interesse comune, perché un italiano su 25 ne è portatore sano. Può lasciarti vivere una vita quasi normale o piena di avventure, dipende da come l’affronti e da chi hai attorno a te. Mamma non m’ha mai fatto ricadere un solo peso. Non dispera. Ha sempre il sorriso. È splendida. Sono stata in terapia intensiva, cosciente e rompipalle, per quattro giorni. Non mangiavo, avevo il sondino e il catetere, una maschera grossa così che non sfiatava e mandava un caldo infernale. Stavo molto sotto morfina, ma sapevo che sarei uscita di lì. Lei non ha mai pianto.”

“Piangere non serve a niente. Se la fibrosi cistica era per tutti uguale era più facile. Così i medici e gli studiosi non riescono a capire, se non faticando molto. Quello che possiamo fare noi è raccogliere quanti più fondi perché non manchino i mezzi per ampliare la conoscenza della malattia, renderla sempre più vulnerabile e regalarci la felicità di una cura.”

 

Chi può e vuole, sullo stesso portale può trovare i riferimenti per fare una piccola donazione, l’equivalente di un gratta e vinci (che tanto non vincete), un pacchetto di sigarette o di un cocktail, insieme si può sempre fare qualcola per gli altri. KISS

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