Alfonso Signorini e la richiesta di danni di ben 5 milioni di euro

Alfonso Signorini richiede 5 milioni di euro per danni subìti tra cui la grande sofferenza attraversata da attacchi di panico ansio-depressivi

Il caso che vede contrapposti Alfonso Signorini e Google entra in una nuova fase. Al centro della battaglia ci sono le puntate di Falsissimo nelle quali Fabrizio Corona ha rivolto pesanti accuse all’ex direttore di Chi, parlando di presunti ricatti sessuali ai danni di aspiranti concorrenti del Grande Fratello.

Accuse che Signorini ha contestato e che hanno dato il via alla sua battaglia giudiziaria.

Dopo la denuncia per concorso in diffamazione, infatti, Signorini ha deciso di agire anche sul fronte civile contro Google, chiamando in causa la società in quanto gestore di YouTube.

Secondo i suoi legali, la piattaforma non sarebbe intervenuta in maniera «tempestiva, effettiva e proporzionata» per rimuovere i contenuti contestati, impedirne la ripubblicazione e fermare la diffusione di video identici o sostanzialmente equivalenti.

Tutto comincia il 15 dicembre 2025

La ricostruzione contenuta negli atti parte dal 15 dicembre 2025, giorno della pubblicazione della prima puntata di Falsissimo dedicata a Signorini.

Nelle carte vengono poi ricordate le successive diffide inviate a Google e l’ordinanza urgente del Tribunale di Milano che, a gennaio, aveva bloccato il caricamento del secondo episodio.

Il provvedimento è stato successivamente ridimensionato dopo l’impugnazione presentata da Corona.

Secondo la ricostruzione della difesa di Signorini, nonostante le segnalazioni e le richieste di intervento, i contenuti avrebbero continuato a circolare sulla piattaforma.

Una questione sulla quale, però, dovrà essere il giudice civile a stabilire eventuali responsabilità.

«Attacchi di panico e sintomi post-traumatici»: cosa sostengono i legali

È uno dei passaggi più delicati dell’intera vicenda.

Nella causa vengono infatti descritte anche le conseguenze psicologiche che Signorini sostiene di aver subito dopo la diffusione delle accuse.

I suoi legali parlano di una «sofferenza intensa, protratta e concretamente incidente sulle abitudini di vita, sui rapporti sociali e sulla gestione della propria esposizione pubblica».

A sostegno della richiesta è stata depositata anche una consulenza specialistica.

Secondo quanto riportato nell’atto, dalla relazione emergerebbe un quadro psicopatologico di rilevante entità, con una sindrome ansioso-depressiva accompagnata da manifestazioni fobico-sociali, episodi compatibili con attacchi di panico e sintomi riconducibili all’area post-traumatica.

Nella ricostruzione dei legali compaiono anche la disattivazione dei profili social, la sospensione degli impegni pubblici e il timore di nuove pubblicazioni.

Signorini, sempre secondo gli atti, avrebbe inoltre scelto di allontanarsi dal circuito mediatico.

Il compenso da 1,2 milioni di euro: la cifra che emerge dalle carte

Ma c’è un altro dettaglio destinato a far discutere.

Nella causa compare infatti anche il compenso previsto dal contratto di Signorini con Mediaset prima dell’autosospensione alla fine dello scorso anno.

Secondo quanto riportato dai suoi avvocati, il contratto prevedeva un corrispettivo minimo annuale garantito di 1,2 milioni di euro.

Di questa cifra, 480mila euro sarebbero stati legati allo sfruttamento dei diritti d’immagine.

Un elemento che la difesa utilizza per quantificare il possibile impatto economico della vicenda sulla carriera del conduttore e giornalista.

Negli atti, Signorini viene infatti descritto come una figura di primo piano del panorama mediatico italiano, con un’immagine costruita in decenni di attività professionale.

Per i suoi legali, reputazione e credibilità costituirebbero quindi un vero e proprio «capitale reputazionale», direttamente collegato anche alla capacità di lavorare e produrre reddito.

Cinque milioni di euro: la richiesta di risarcimento

È su questo insieme di presunti danni economici, reputazionali e personali che si basa la richiesta avanzata contro Google.

La cifra? Cinque milioni di euro.

Secondo la difesa di Signorini, il comportamento contestato alla società si sarebbe protratto per mesi nonostante le numerose segnalazioni.

Ora la parola passa al Tribunale di Milano.

Il 20 dicembre il prossimo capitolo della vicenda

La controversia è attesa davanti al Tribunale di Milano il prossimo 20 dicembre.

Google dovrà costituirsi in giudizio e presentare le proprie difese.

Sarà quindi il tribunale a valutare le rispettive posizioni e a stabilire se esistano effettivamente le responsabilità contestate e, soprattutto, se i danni richiesti siano dimostrabili e risarcibili.

Per ora, dunque, sono le carte giudiziarie a raccontare una vicenda che, tra accuse, cifre milionarie e conseguenze personali, promette di tenere ancora a lungo i riflettori puntati su Signorini, Corona e Google.

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