Alfonso Signorini finalmente ha rotto il silenzio

Dopo lo scandalo, Alfonso Signorini finalmente rompe il silenzio

Da quando Alfonso Signorini è stato coinvolto nello scandalo emerso dopo le rivelazioni di Fabrizio Corona a Falsissimo, non aveva mai proferito parola.
Intanto, ieri, dopo la denuncia per violenza ed estorsione ai danni di Antonio Medugno e di molte altre persone, è stato ascoltato dalla Procura, negando tutte le accuse.

Alfonso Signorini, dopo essere scaricato dal Grande Fratello, ora subisce l’allontanamento anche da MediasetTuttavia, nel numero di Chi uscito proprio questa mattina, di cui è tuttora direttore, ha deciso di rompere il silenzio su questa situazione e ha scritto:

Care lettrici, cari lettori, c’è stato un tempo in cui il silenzio faceva paura. Oggi fa scandalo. In una società dove tutti parlano, commentano, urlano, spiegano, si giustificano, si assolvono e si condannano in tempo reale, il silenzio è diventato un atto sovversivo. Quasi una provocazione. Perché il silenzio, oggi, non è assenza: è una scelta.

Viviamo immersi in un rumore continuo. Non solo acustico, ma mentale, emotivo, morale. Un flusso ininterrotto di parole che non chiedono ascolto, ma attenzione. Like, share, titoli acchiappa-click, dichiarazioni “rubate”, smentite gridate più delle accuse. Tutto deve essere detto, subito. Tutto deve essere commentato, anche ciò che non è stato capito. Anche ciò che, forse, non meriterebbe nemmeno una parola. Eppure, in questo caos assordante, c’è qualcosa che spicca più di ogni grido: il silenzio. Quello vero. Non il silenzio dell’imbarazzo o della paura, ma il silenzio consapevole. Quello di chi sa che parlare non è sempre un dovere. E che tacere, a volte, è un gesto di lucidità, persino di eleganza morale

Il silenzio non è debolezza. È forza trattenuta. 

Parlare a tutti significa, spesso, non parlare a nessuno. Tacere, invece, è scegliere. Scegliere chi merita una risposta, chi un confronto, chi un dialogo vero. Tutti gli altri ricevono ciò che forse è più onesto: il nulla.

In un’epoca in cui la chiacchiera è diventata moneta corrente, il silenzio è tornato a essere un bene raro. Prezioso.

Quasi lussuoso. È il lusso di chi non ha bisogno di spiegarsi sempre. Di chi non misura il proprio valore in decibel o in trending topic. Di chi sa che la verità non ha fretta, e soprattutto non ha bisogno di essere urlata per esistere.

C’è un equivoco diffuso: si crede che il silenzio nasconda. In realtà, spesso, rivela. Rivela sicurezza, consapevolezza, profondità.

Rivela una cosa che oggi manca terribilmente: il senso del limite. Il limite tra ciò che è pubblico e ciò che è privato. Tra ciò che è opinabile e ciò che è sacro.

Tra ciò che è spettacolo e ciò che è vita. Il silenzio non è una questione di stile, anche se di stile ne ha moltissimo.

La verità ha bisogno di tempo…

È una questione di verità. Perché la verità, quella autentica, non ama il clamore. Non si presta ai titoli inventati, alle ricostruzioni fantasiose, ai processi sommari e improvvisati fatti a colpi di hashtag.

La verità ha bisogno di tempo. E spesso di silenzio. Forse dovremmo reimparare a tacere. Non per sparire, ma per esistere meglio. Non per rinunciare alla parola, ma per restituirle peso. Perché una parola detta dopo il silenzio vale doppio. Una frase pensata pesa più di cento dichiarazioni impulsive. E un silenzio scelto può fare molto più rumore di qualsiasi urlo.

Non ha parlato velatamente dello scandalo che lo.ha coinvolto, ma ha fatto intendere che ha preferito il silenzio per dare spazio alla verità.

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