Boy George: ‘Smettendo di bere, basta tatuaggi sulla testa’

Boy George ha messo in relazione l’alcolismo, col quale ha convissuto per molto tempo prima di smettere cinque anni fa, con la sua strana voglia di farsi tatuare sulla testa. Boy ha vari tatuaggi con simboli religiosi sul capo, ma si è reso conto che, bizzarramente, erano in relazione coi drink. “Quando mi sono fatto fare i tatuaggi”, ha detto, “avevo la testa rasata e volevo farmi tatuare tutta la testa, completamente, ma poi ho pensato ‘no, fa troppo male’. Quando ho smesso di bere, ecco che anche il desiderio di farmi tatuare la testa se ne è andato. Mi ricordo che il primo me l’ero fatto fare a Denver, dopo una sera in un club ero bello sbronzo e a un tipo gli ho fatto ‘ma certo che puoi tatuarmi la testa, dai, andiamo al tuo negozio'”.

Sentito da Radio 2 della BBC, Boy ha anche detto: “Adesso sulla testa ho una stella di David, un fiore di lotus e una croce. E’un po’ come avere

tutte le religioni. E’ una cosa semireligiosa. Però io sono buddhista, buddhista praticante”.

Verrà consegnato ai mercati il prossimo 28 ottobre da Kobalt – società di servizi discografici che ha impostato la sua attività su un modello di business rivoluzionario (partnership con l’artista sul fronte delle edizioni, del marketing e della distribuzione nel rispetto della piena autonomia decisionale dello stesso e con la garanzia al musicista della proprietà di master e copyright) – “This is what I do”, il nuovo album di Boy George, il primo – formalmente – da “Ordinary alien” del 2010, disco dance assemblato con il produttore tedesco Kinky Roland, ma in realtà – eccezion fatta per “U can never B2 straight”, raccolta di versioni alternative, inediti e demo – ideale seguito di “Cheapness and beauty” del ’95.
 

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